DAVVERO CONVENIENTE
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Extraordinarily convenient - Author: SnapeSeraphin - Fiction Rated: K – Romance\drama - After the final battle is fought, Severus Snape is injured and Hermione Granger wants to feel needed. How extraordinarily convenient. One-shot. Tradotto da Maria Pellegrini & Cuccussette - Dramma romantico - Per i più piccoli serve un adulto - Non proprio AU ma abbastanza improbabile: dopo l'ultima battaglia, Snape è moribondo e Hermione ha bisogno di sentirsi utile. Qua l’Originale : http://www.fanfiction.net/s/2110257/1/
Con delicatezza Hermione fece scivolare le mani sotto la testa e gliela sorresse mentre portava la tazza alle labbra.
“Prendine un sorso,” parlò piano all’uomo nel letto, “E’ the alla rosa canina, ti piace, vero?”
Obbediente, l’uomo sorseggiò la bevanda calda. La giovane donna seduta al suo fianco mormorò la sua approvazione.
Aveva passato ore ed ore accanto a quel letto.sulle prime, subito dopo l a battaglia, era stato che lei aveva una grande necessità di sentirsi utile, di essere necessaria. Così aveva fatto la prima cosa che le era passata in mente: aveva aiutato a prendersi cura dei feriti, al meglio che poteva.
Prima di allora, non lo aveva visto mai in altro modo che non in completo controllo di sé e della situazione, anche quando era stremato dalla combinazione dei suoi raduni di notte fonda e la sua fitta programmazione di classe. Il contrasto a vederlo lì era oltre qualsiasi descrizione.
Quando lo aveva visto per la prima volta, dopo la battaglia, era stato uno shock tremendo. La faccia era più pallida di quanto già non fosse di solito, e faceva uno sconcertante contrasto con i capelli corvini e i tagli rossi infiammati sulla cute. Vederlo vestito, prima di sole bende e poi con una camicia da notte bianca, invece della sua consueta scelta di abiti neri la aveva portata alla conclusione che era umano. Proprio come tutti loro.
Per la prima settimana e mezza, non erano stati neppure certi che ce la facesse. Alcune persone pensavano che lei sprecasse il suo tempo, sebbene nessuno fosse stato abbastanza sciocco da dirglielo ad alta voce. Se fosse stata onesta, nel profondo di un posto cha a fatica ammetteva che esistesse, lei pure aveva dubitato che potesse sopravvivere. In qualche modo, le aveva fatto desiderare di lottare ancora con più forza per lui.
Non era sicura di come fosse avvenuto, ma dopo un po’ era come divenuto una specie di caso speciale per lei. Faceva ancora del suo meglio per aiutare Madama Pomfrey con quanti più pazienti poteva, ma le occupava sempre più tempo. Anche se la sua sopravvivenza era dubbia, non smise mai di visitarlo, di prendersi cura di lui. Gli cambiava le bende e gli strofinava il viso con un panno freddo, gli somministrava le pozioni necessarie per curarlo, e lo strofinava con un balsamo profumato, usato per velocizzare il processo di guarigione dei lividi sulla pelle. Spesso, preparava lei stessa pozioni e balsamo.
A tarda notte, quando tutto era silenzioso e non c’era più lavoro per lei, quando esitava ad andare nella sua stanza, dove era sola, andava al suo letto, si prendeva una sedia e leggeva per lui.
Leggeva qualsiasi cosa su cui riuscisse a mettere le mani; il danno alla biblioteca era esteso, ma c’erano ancora libri da recuperare. D’altra parte, aveva pure la sua collezione. In quelle notti, lui giaceva del tutto inerte, non dava indizio di essere consapevole che qualcuno stesse leggendo a lui. Di tanto in tanto, lei alzava gli occhi dal libro e lo osservava. Lo sguardo posava sul volto pallido, poi scivolava sulle dita lunghe ed eleganti. Certe volte si chiedeva come mai non avesse mai notato prima quanto fossero belle le sue mani. Sospirava alla vista di quelle, posate inerti sulla coperta invece di ipnotizzarla mentre indefesse lavoravano in un campo della magia che era così tanto una scienza quanto era un’ arte.
Col tempo, i lividi schiarirono e guarirono e lei notò che stava diventando più forte. Disgraziatamente questo causò un problema: certe volte era assai agitato, e quando era in quelle condizioni, era impossibile farlo bere o mangiare o anche calmarlo. Madama Pomfrey tentò qualsiasi trucco fosse nei manuali, lanciò magie per calmarlo, ma nulla funzionò.
In quel modo, nulla funzionò fino a quando un giorno Hermione si presentò accanto a lei e prese a far domande alla medistrega su quello che stava accadendo e se mai il Professore avesse preso una svolta verso il peggioramento. Fu allora che notarono che si era calmato appena aveva sentito la sua voce. Non era una reazione cosciente, poiché la sua mente era probabilmente troppo stordita per questo. D’altra parte, pensò che se lui avesse dovuto aver scelto una persona per essere quella che lo calmava, di certo non sarebbe stata lei.
Ma, vedendo come era la situazione, non aveva importanza. Lui aveva bisogno di sentire la sua voce parlargli dolce. Lui aveva bisogno di lei. E per lei, quello era quanto importava soprattutto.
Lui la aveva salvata.
Ora, mentre la sua forza gradualmente aumentava, non aveva ancora recuperato conoscenza. Ma se lei gli avesse chiesto di bere, lui l’avrebbe fatto. Era la sola a cui reagisse in quel modo.
E così divennero dipendenti l’uno dall’altro: lui aveva bisogno di lei che si prendesse cura di lui, lei aveva bisogno che lui avesse bisogno di lei.
Così un particolare Sabato mattina, mentre gli altri usavano il loro tempo libero per sistemare affari propri, Hermione Granger poté essere trovata accanto al letto del ‘suo’ paziente. Posò la tazza da the sul piccolo comodino. Raccolse un panno umido, gli posò il braccio destro sullo stomaco, così poté sedere sul bordo del letto accanto a lui. Con attenzione gli strofinò il viso, premendo piano il panno sulle tempie e sulla fronte.
“Penso che ti sveglierai presto,” gli disse. Le mani ripeterono le loro azioni, calmandolo e rinfrescandolo.
“Non so cosa farei perché tu non avessi più bisogno di me. E’ stato bello venir desiderati,” continuò pensierosa.
Avendo finito il suo compito, posò il panno umido , sedette immobile per un attimo, e guardò il suo viso. C’erano un paio di ciuffi di capelli umidi si erano incollati alla pelle, e senza pensare, lei prese a spostarglieli indietro, i polpastrelli delicatamente carezzavano la pelle sulle tempie.
Era così ingolfata dai suoi pensieri, che non vide mai Madama Pomfrey guardarla dalla soglia. La strega più vecchia guardò la ragazzina convincere l’uomo a bere del the. Ancora, si meravigliò per quanto svelto le obbedisse. Lo aveva avuto sotto sua cura per molte più volte di quanto avesse intenzione di ammettere nel corso degli anni, ma nessuno le aveva corrisposto alla voce come lui faceva con la giovane donna seduta sul suo letto.
La medistrega scosse la testa in segno di comprensione: la povera ragazza aveva così tanto sentito il bisogno di essere utile in quei primi giorni. Ma ora la osservava: i movimenti così sicuri e confortanti, la presenza serena e rassicurante. Sarebbe divenuta un’eccellente Medistrega, e poteva ancora scegliere quella professione. La guardò scivolare via dal letto ed avvicinarsele.
Hermione sentì il cuore all’improvviso batterle in gola quando sentì il piccolo rumore provenire proprio da dietro la schiena. Aveva proprio sentito bene? Voltandosi, gli guardò il viso ansiosa.
“Professore?” chiese lei, cercando una reazione, “Professore, puoi sentirmi?”
Di nuovo ci fu quel rumorino, un basso indistinto gemito, come una persona che provasse a parlare e non ci riuscisse abbastanza.
Hermione sentì il cuore batterle a doppio ritmo per l’apprensione e l’incerta gioia.
“Tieni duro, ti porto presto qualcosa che ti aiuti,” gli disse, stringendogli la mano a rassicurare. “Resta con me, adesso.” Lesta aggiunse qualche goccia di una pozione al the quasi freddo e mescolò affrettandosi.
“Ecco, bevi questo,” gli disse dolce e di nuovo gli sostenne la testa con l’altra mano, con l’altra tenne la tazza alle labbra. Come sempre, bevve il liquido obbediente.
Gli sfilò la mano dalla testa e senza guardare posò la tazza di nuovo sul comodino, lo sguardo mai lasciò la faccia di lui.
“Professore, puoi sentirmi?” chiese di nuovo.
E ancora venne ricompensata dal suono di lui che cercava di parlare, poi la palpebre fluttuarono… e lento aprì gli occhi.
“Professore?” disse debole Hermione, a stento credeva che alla fine si fosse destato. Gli occhi di lui si misero a fuoco sul viso di lei con fatica. Per qualche istante anche la vista di lei venne appannata da uno sbocco inaspettato di lacrime, e senza pensarci su, gli prese la mano e la tenne stretta tra le sue.
“Oh Professore, è così meraviglioso che ti sei svegliato. Ci siamo tanto preoccupati per te!” disse sbattendo via furiosamente le lacrime e sentendone un paio versarsi sulle lacrime.
“Signorina… Granger…” La sua voce era a malapena udibile e roca per il poco uso, “ Stai cercando di tirare Potter e Weasley fuori dai guai?”
“ A quello Hermione Granger prese a sghignazzare a tutto spiano e prima che potesse rifletterci, premette le labbra contro la sua mano in un bacio sentito col cuore.
“No, Professore, è solo che sono felice oltre ogni misura.”

“Davvero, Signorina Granger, non c’è motivo per cui tu gironzoli qua tutto il tempo. Sono abbastanza capace di mangiare da me, adesso,” disse un po’ infastidito Severus Snape un pomeriggio.
Madama Pomfrey, che sentì il commento, sospirò tra sé. Lei avrebbe dovuto sapere che quella sua nuova docilità avrebbe avuto vita breve nell’attimo in cui iniziava a riprendersi. Era un peccato, comunque; le era piaciuta assai la versione obbediente del Maestro delle Pozioni. E Merlino sapeva se aveva fatto bene alla ragazza quando le aveva permesso di aiutarlo. Harry e Ron erano stati celebrati per la loro parte nella battaglia finale contro Voldemort, ma Hermione aveva deciso che non voleva parte alcuna nella fama e nella frenesia del Ragazzo che Sopravvisse di Nuovo. Il suo bisogno della riconoscenza del mondo stregonesco in senso ampio era morta la notte in cui i suoi genitori erano stati assassinati in un agguato. Era davvero un peccato che Severus Snape non vedesse quanto forte avesse bisogno di aiutarlo.
La medistrega sospirò rassegnata quando sentì il rumore delle porte dell’infermeria chiudersi piano.
“Era proprio necessario, Severus?” chiese disapprovandolo.
Il Professore di Pozioni le alzò le spalle. “Poppy, mi fa diventare matto con quel suo incessante chiedere se ho bisogno di niente e continua a mettermi più comodo che può! La ragazza è una minaccia !”
A quello, la Medistrega esplose. “Severus Snape! Hai la minima idea di quante ore al tuo capezzale ha passato la povera ragazza? Se non era per lei, dubito che avresti fatto un recupero così veloce. Si è presa cura di te per settimane, prendendosi a malapena il tempo per dormire ! Di certo hai visto quanto è diventata pallida e ossuta?”
Il Maestro delle Pozioni mugugnò una risposta incomprensibile, ma c’erano due chiazze rosse sulle guance, mostrando che le parole avevano colpito un bersaglio.
“Penso che dovresti scusarti, quando tornerà qui,” disse Madama Pomfrey. L’uomo dai capelli scuri aprì la bocca come per protestare, ma un’occhiata all’aria decisa di lei e lui mugugnando : “Oh, molto bene.”
“Poppy, l’hai vista?”
La Medistrega non chiese di chi stesse parlando. “No, Severus, non passa di qui da tutta una settimana. Irma Pince mi ha detto che la sta aiutando a catalogare quello che è ancora rimasto della biblioteca, e a riparare qualche danno.”
Se non avesse saputo come si sentisse del tutto avvilita la Signorina Granger in quel momento, l’aria di disagio del Maestro delle Pozioni sarebbe stata davvero divertente.
“Signorina Granger,” disse dolce una voce alle sue spalle. Non aveva sentito nessuno avvicinarsi e di certo non se lo sarebbe atteso – lui – che venisse a trovarla. Assunse che aveva un messaggio per lei da Madama Pomfrey, o qualcosa del genere.
“Sì, Professore?” chiese, voltandosi, ma tenne lo sguardo fisso sugli abiti neri che gli coprivano il torace invece che guardarlo in faccia.
“Ho bisogno della tua assistenza, Signorina Granger,” le disse placido.
Lei non se lo era aspettato. E oltre tutto, sentì che la rabbia che s’era tenuta dentro per l’ingiusto trattamento ricevuto, stava riaffiorando.
“Pensavi che fossi una minaccia, Professore?” chiese ironica.
“Signorina Granger… Hermione… Guardami,” le chiese.
Sollevò lo sguardo a incontrare il suo, gli occhi lucidi di lacrime trattenute.
“Ho bisogno della tua assistenza in una faccenda di interesse personale,” le disse placido. “Vedi, inavvertitamente ho insultato una giovane signora che è stata assai generosa con me e vorrei che tu mi suggerissi come rimediare.”
“Da quello che ho sentito, questa giovane signora è stata assai malamente offesa, Professore, e non sono certa che la situazione potrà essere aggiustata.”
“Capirei perfettamente ogni riluttanza nel suo accettare le mie scuse, ma vorrei avere l’opportunità di spiegare a questa giovane signora che ho molto apprezzato le sue fatiche e che i miei brutti commenti sul suo comportamento sono risultato del mio comportamento infiammabile e diretto alla situazione in cui mi sono trovato piuttosto che a lei.”
“Forse, signore, se le spiegavi, lei era disposta ad ascoltarti, Professore. Ma ti avviserei, oltre a spiegarle il tuo umore, di scusarti per quello che hai detto.”
“Penso che tu abbia una buona ragione su questo, Signorina Granger,” le rispose
Hermione rimase lì in piedi, a guardarlo, i lineamenti adesso così familiari a lei, dopo tutte le ore passate in Infermeria vicino al suo letto. E questa era la più strana delle situazioni in cui mai si fosse trovaya, in cui il suo ex Professore era preoccupato. Per una volta, i suoi occhi non erano le illeggibili pozze di ossidiana, ma poté vedere in essi la sincerità.
“Ti ho trattata ingiustamente, Signorina Granger, e me ne scuso,” la voce era morbida e serica e unita alle intense emozioni che adesso poteva leggere nei suoi occhi, lei sentì la più splendida sensazione di essere attratta da lui. Comunque, gli disse solo, “Scuse accettate, Professore,” e si voltò verso le librerie che stava riorganizzando.
“Queste patate in carrozza sono eccellenti, non trovi?”
Lei sollevò le sopracciglia verso di lui, sorpresa.
“Cosa?” le disse impaziente, “Sto solo cercando di fare conversazione, è considerato educato, mi hanno detto.”
“Non ho mai pensato che ti importasse tanto di apparire gentile, Professore,” gli rispose.
Lui alzò le spalle e rivolse l’attenzione al piatto, massacrando le apprezzabili patate in carrozza. Una mano piccola sul suo braccio fermò i suoi movimenti, sebbene lui schivò e continuò a fissare da un’altra parte.
“Mi dispiace questo era non richiesto,” si scusò, sorridendo quando sentì i muscoli sotto le sue dita distendersi.
“Non ho mai pensato di apprezzare così tanto le patate in carrozza, ma dopo l’intera avventura, ogni cosa pare avere un sapore migliore,” raccolse la sua conversazione.
Lui voltò la testa verso lei e un angolo della bocca si sollevò in modo accennato, prima che si mettesse in bocca un altro pezzo di patata in carrozza e prendesse a masticare con ovvio piacere.
“Professore, mi chiedevo, posso impiegare la tua copia di “Le Pozioni più Potenti”?La mia copia è andata persa e quelle in biblioteca sono state gravemente danneggiate.”
“E cosa ci fai con un libro di Pozioni, Signorina Granger?” Le chiese, con una punta di meraviglia nella voce. “Non dovrai di nuovo distillare la Pozione Polijuice, vero? Ho appena rifornito le scorte di pelle di Boomslang.”
Hermione arrossì di un violento cremisi, ma coraggiosa proseguì. “Stavo leggendo di alcune pozioni, Professore, niente più.”
“Molto bene, Hermione, ho fiducia che starai attenta a non danneggiare il mio avere. E che libro, potresti offrirmi in cambio?”
“Bene, ho trovato un libro assai interessante in biblioteca. Si chiama, < Quando le rose rifioriranno >” gli disse sghignazzando, e citando il titolo di quella che senza dubbio era un romanzo d’amore scritto con i piedi.
Severus Snape la guardò con malcelato disgusto, e le porse la copia del libro richiesto. “Faccio finta di non avere sentito.”
“Le patate in carrozza sono eccellenti anche stasera, vero, Professore?”
“Sì, Signorina Granger, gli Elfi Domestici davvero hanno dato il meglio stavolta.”
Minerva McGonagall e Hyacinth Hooch fissarono incredule il Professore di Pozioni e l’ex Prefetto.
“Cosa?” chiesero all’unisono, la confusione sulle loro facce.
“Le patate in carrozza sono davvero eccellenti,” disse Hermione e ne prese un altro morso.
“Infatti lo sono, “ convenne Severus Snape e riprese a mangiare a sua volta.
“Oh! Questo non è vero!” disse indignata Hermione.
“Certo che lo è, e tu lo sai.”
“Neville non avrebbe mai avuto bisogno del mio aiuto, se non fosse stato che era spaventato fin nei cosiddetti da te !”
“Ammettilo, Hermione. Il ragazzo è proprio senza speranza quando si parla di Pozioni.”
“E’ andato bene fino a quando non sei venuto tu in giro!”
“Peccato per lui, sono io il Maestro delle Pozioni.”
“Perché vesti sempre abiti neri?”
“Perché fai sempre domande quando me ne sto silenzioso a leggere un libro?”
“Perché quando leggi, la faccia si rilassa e appari assai disponibile. Allora, perché non metti altro colore?”
“Sembro disponibile quando leggo? Ci dovrò lavorare su.”
“Non risponderai alla mia domanda?”
“Non smetterai di infastidirmi?”
“Non volevo.”
“E io non volevo rispondere.”

“Mi spiace tanto!”
“Ti sei fatta male?”
“No, affatto. Chiedo scusa. Sono piombata su di te a quell modo, Professore.”
“Non scusarti, va… abbastanza bene.”
“ … “
“Senza parole, Signorina Granger?”
“Stavo pensando che hai proprio dei begli occhi, Professore.”
“…”
“Oh dio, non lo ho mica detto a voce alta, vero?”
“Temo che tu l’abbia fatto, Signorina Granger.”
“Non scusarti, va… abbastanza bene.”
“Signorina Granger, va tutto bene?”
Hermione non gli rispose, ma continuò a fissare il libro che giaceva aperto davanti a lei.
"Hermione." Saltò quando lui le mise la mano sulla spalla.
“Mi spiace, Professore, mi hai allarmata.”
“Ti va di dirmi a cosa stavi pensando?” chiese dolce. Con suo orrore, gli occhi di lei si riempirono di lacrime e prese a piangere.
“Hermione, non intendevo farti piangere!” le disse, terrorizzato, mentre goffo le dava pacche sulle spalle.
“Non… non è colpa tua,” tirò su col naso la ragazza, “E’ solo che… oggi è proprio un anno… che i miei genitori morirono.” Si voltò verso di lui e gli posò la faccia contro la spalla, le mani annidate tra le pieghe della tunica. Lui guardò la ragazza stretta a lui, le spalle che si scuotevano con i singhiozzi, il suo essere stupefatto chiaramente stampato sul volto.”
In un attimo, si ricompose, la strinse tra le braccia, la portò sulla sua sedia preferita, ove sedette con lei in grembo.
“Va tutto bene, piccola, piangi. Piangi i tuoi genitori. Va bene.” Le sussurrò all’orecchio mentre le mani carezzavano delicate i capelli ribelli.
"Severus..."
"Signorina Granger, io..."
“Non ti provare con 'Signorina Granger' a me, Severus Snape! Lo dici tutte le volte che provo a spiegarmi e ne sono ben piena.”
"Hermione, ti prego… non rendermi la cosa più difficile di quanto non sia di già!”
“Merlino! Buon uomo… non capisci che… non devi più mantenere le tue distanze. I giorni in cui dovevi fare vita solitaria sono finiti. Non devi più nascondere i tuoi veri colori… A meno che… non ti piaccia…”
“Se mi piacerebbe? Ma ne hai un’idea? Lo ho voluto fino dal giorno che mi sono svegliato nell’infermeria e ti ho trovata accanto al mio letto che mi baciavi la mano ed eri sommersa di gioia perché ero sveglio!”
“Davvero?”
“Oh, tesoro… come puoi non averci fatto caso?”
“Forse poiché avevo paura?”
silenzio.
“Mi ci chiami di nuovo?”
“Tesoro mio.”

I raggi del sole di primo mattino lanciarono una luce rosata sul letto, e illuminarono due persone che giacevano due persone assai vicine. Una grossa palla di pelo saltò nel letto e si strofinò con la testa sulla mano della padrona.
“”Non ora, Crooks..." mormorò Hermione, e fece un vago gesto per invitarlo a scendere dal letto. La creatura cannella ignorò la sua proposta e strofinò la testa contro la mano di nuovo, stavolta con più impazienza.
Una mano pallida con lunghe dita eleganti si protese e spinse l’insistente animale giù dal letto con una spinta decisa.
Crookshanks cacciò un “Miao” indignato prima di lasciare la stanza con la coda a scovolino tenuta alta e fiera.
“Mmm… buongiorno, amore,” mormorò Hermione voltandosi e sgusciando contro il petto caldo e nudo del suo compagno.
La risposta di lui fu un caldo languido bacio sulle labbra e sentì una sensazione di intenso appagamento scivolarle addosso, e gli avvolse le braccia al collo.
“Hai certe belle labbra…” mormorò quando infine si divisero.
Lui sghignazzò. “Lo dici ogni mattina.”
“E’ perché ogni mattina quando mi sveglio accanto a te, una parte di me semte che sia la prima volta.”
Le ficcò il naso nel collo con ovvio divertimento, posandogli baci dolci sulla clavicola.
“Mia amata, svegliarsi con te è così bello, penso che non mi abituerò mai,” le mormorò, la voce liscia, serica risuonò contro la sua pelle.
“Ti amo, Severus.”
“Ti amo anche io, mia cara,” le rispose. Lui sospirò profondamente e rotolò sulla schiena. Hermione avvolse le gambe attorno a quelle di lui e si rannicchiò contro il suo corpo, posandogli la testa sul petto.
“Starai in letto con me un po’ di più?” lo implorò.
Le braccia di lui la circondarono e la tirarono a sé mentre le baciò la cima della testa.
“Credimi, amore, non farei altro.”
Lei sospirò soddisfatta e solo qualche attimo dopo entrambi erano addormentati.
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Qua l’Originale : http://www.fanfiction.net/s/2110257/1/
Arte : www.ban-donn-ruadh.com/fiendling/artwork/snapehermy1.jpg
e di : elfwood.lysator.liu.se/fanq/n/a/natashad3/natashad3.html